Dalla infedeltà al denaro. Brunello Masile racconta cinquant’anni di investigazioni.

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Dell’investigatore tradizionale, quello dei telefilm, usa ancora l’impermeabile, quando fa freddo. Per il resto Brunello Masile, una laurea in Giurisprudenza e specializzazioni a Pisa e a Denver in Colorado, più che di delitti si interessa di informazioni pre-legali per il recupero del credito, di fuga di formule e procedimenti di lavorazione, di controspionaggio e antisabotaggio industriale e di controllo referenze.

La storia della sua agenzia comincia quasi cinquant’anni fa, nel 1967, quando il padre Errico, già maresciallo della polizia fonda l’I.S.I.P. – Istituto Sardo di Investigazioni Private. Venticinque anni fa, con la morte del padre, il timone passa a Brunello. «Inizialmente – spiega – la maggior parte delle investigazioni riguardava soprattutto le questioni sentimentali, ma in questo settore il salto di qualità si è avuto dopo la legge sul divorzio». Dal 1975, infatti, si è passati dalle indagini pre e post matrimoniali sull’infedeltà, alla richiesta di riduzione o aumento dell’assegno di mantenimento. Un aspetto questo che si è sviluppato soprattutto negli ultimi trent’anni. Un fatto che permette anche di avere uno spaccato sul costume. In questo tipo di contenziosi, «la caratteristiche è che il novantanove per cento delle richieste di indagine proviene dalle donne», informa Masile. E questo dice almeno due cose: da un lato che la parte femminile della società, spesso, non ha lavoro e che, quindi, cerca di avere un assegno di mantenimento che le permetta di continuare una vita dignitosa. Dall’altro che nel rapporto uomo-donna è ancora dominante il modello dell’uomo “traditore” e delle loro compagne che cercano di sapere se lui è infedele. Oppure, si può anche dire, che quando è la donna a voler interrompere il rapporto, tutto viene fatto con una livello di civiltà dei rapporti maggiore.  In questi casi gli strumenti utilizzati sono quelli tradizionali: appostamenti, fotografie e registrazioni. «Ma sempre per verificare lo stato dei luoghi, se una persona ad esempio convive con un’altra e ha formato una nuova famiglia, anche se solo di fatto. Ma quando si fanno le registrazioni deve sempre esserci lo sbobinaménto e la firma su quanto rilevato della persona interessata. Mentre le intercettazioni telefoniche sono assolutamente vietate». E Cipriani, a suo tempo della Telecom? «Sì, l’ho conosciuto. E posso dire che mi ha fatto una pessima impressione. La correttezza professionale, nel mio lavoro, è una condizione indispensabile». Gran parte del lavoro di oggi si è però spostato sulle indagini legate alle imprese. «Un tempo, negli anni Novanta – spiega – c’era a Cagliari e nell’hinteland uno sviluppo industriale molto più robusto di adesso. E dalle aziende più grandi (settore siderurgico, meccanico e petrolchimico) venivano richieste di controllo verso i dipendenti in malattia o in cassa integrazione: per verificare se per caso avessero un altro lavoro. E capitava anche che qualcuno avesse una piccola attività in proprio, magari intestata alla moglie dove lavorava quando era in malattia». In quel periodo «mi è anche capitato di intervenire anche per la fuga di formule, come era avvenuto in una fabbrica di colla. Oppure in fenomeni di controspionaggio industriale, per lo più da parte di qualche dipendente “infedele”. Ma anche allora questi casi erano limitati. Il nostro tessuto imprenditoriale è debole e oggi lo è diventato ancora di più». I cambiamenti più significativi si sono avuti da quattro cinque anni a questa parte, con la crisi economica: «Molte aziende – sottolinea Masile – e l’aumento è stato esponenziale, non si accontentano più delle informazioni delle banche e ricorrono a noi, soprattutto per verificare la potenziale solvibilità dei clienti. La maggior parte delle imprese chiedono la merce con pagamenti dilazionati. Da qui la richiesta di sapere se c’è o meno la solvibilità del cliente». Fatti che si inseriscono in un conteso in cui «le banche non prestano più denaro e finanziano solo le garanzie». Così capita che l’imprenditore che deve costruire una palazzo, ad esempio, chieda il materiale a credito. «Questo tipo di richieste provengono soprattutto dal settore edile – riprende Masile – che è quello tuttora trainante in un ambiente imprenditorialmente in forte crisi come il nostro. Questo tipo di indagini, ed è un altro segno della crisi, vengono richieste anche per gli assegni protestati: per capire se vale la pensa di condurre un’azione legale o se sarebbero soldi persi. E per farlo occorre capire il presente, il passato e il futuro dell’azienda».

La Nuova Sardegna – 20 Gennaio 2011