Eredi di Tom Ponzi tra avvocati e abusivi

masile_ns_27122014Intervista col cagliaritano Brunello Masile, governatore per l’Italia dell’Associazione mondiale investigatori privati.

“Per quale motivo non esiste un albo professionale dei detective privati? Perché la nostra è una figura scomoda, se ne rende conto?”.

Risposta elementare, per Brunello Masile, 54 anni, cagliaritano e governatore per l’Italia dell’Associazione mondiale degli investigatori privati. “Recentemente ero in Francia assieme ad un collega transalpino – spiega – e ho visto come da quelle parti un detective come posso essere io goda di rispetto e abbia facile accesso ai documenti. Qui da noi, anche se sei perfettamente in regola, c’è sempre l’impiegato con la battutina pronta: altra mentalità, altra cultura”.

Tuttavia Masile ammette che anche in Italia qualcosa si è mosso. “C’è ancora molto da fare sul piano della normativa – aggiunge – ma indubbiamente non c’è la giungla di prima. Per esempio, con il decreto  269 del 2010 il governo ha fissato alcuni paletti. E adesso, finalmente, per esercitare il nostro mestiere bisogna essere laureati e frequentare corsi di aggiornamento.”

Figlio d’arte (il padre Errico, già maresciallo della polizia, nel 1967 fondò l’Isip, l’Istituto sardo di investigazioni private) e forte dell’imprimatur di un mito come Tom Ponzi (lo battezzò sia in chiesa che professionalmente), Masile ha alle spalle trent’anni di carriera svolta con una laurea in Giurisprudenza e specializzazioni a Pisa e a Denver, in Colorado. “Essere sempre aggiornati è molto importante – dice -, ma io non dimentico mai l’insegnamento di mio papà: per far bene il nostro lavoro, mi ripeteva continuamente, devi andare a frugare nei cassonetti dell’immondezza”. Intendeva dire che i casi si risolvono rimboccandosi le maniche e non aspettando che la soluzione ti piombi addosso da sola.

“Consiglio prezioso che voglio assolutamente trasmettere a Maria Elena, mia figlia, che ha diciotto anni e vuol fare questo lavoro”.

Ma se da un lato la giurisprudenza è venuta incontro a una professione talvolta bistrattata, certi aspetti risultano difficili da sradicare, soprattutto in alcune categorie. “Quella degli avvocati per esempio”, avvertono dalla Italdetectives association, che riunisce svariate agenzie in tutto il Paese. Gli investigatori autorizzati, però, non devono soltanto combattere lo scetticismo generale. “Purtroppo – spiegano ancora dagli uffici di Italdetectives – a fronte di costose cauzioni richieste dallo Stato per rinnovare annualmente le licenze, dobbiamo anche guardarci da personaggi equivoci, che privi di preparazione, senza titoli, e spesso ignorando i più elementari riferimenti normativi, scendono in campo offrendosi a costi inferiori al tariffario. Peraltro – concludono – tale attività non potrà mai condurre alla produzione di un report da portare in giudizio”.