Padri e madri detectives coi figli. Indagini private, nuova frontiera

Papà detective, mamme hacker: basta un regalo in apparenza innocuo, come un portachiavi, per tracciare i movimenti dei figli. Un tempo era fantascienza, ora invece “le richieste ci sono anche a Cagliari ma il tema è delicato”, dice quasi sottovoce un tecnico informatico che lavora in uno dei centri di assistenza elettronica della città. “Esistono sistemi Gps facilmente occultabili che nascono come antifurto e diventano microspie”. E’ sufficiente avere una scheda Sim da inserire in una scatoletta, che magari viene nascosta nello scooter dei figli. Esistono anche applicazioni segrete per risalire a sms e chiamate.

Le spie.
I genitori che hanno un rapporto complicato con la tecnologia, invece, tendono a delegare l’attività di spionaggio agli investigatori privati, e c’è chi non abbandona il vecchio metodo del pedinamento. “Anche perché il Gps satellitare vale come un’intercettazione e l’articolo 617 bis parla chiaro: l’installazione di strumenti che hanno il fine di intercettare comunicazioni telefoniche è punito con la reclusione da uno a quattro anni”. Brunello Masile, investigatore privato con studio a due passi da via Sonnino, prende dalla libreria il Codice penale, poi racconta: “I genitori si rivolgono a noi, altroché, per seguire i figli, in genere quando hanno il sospetto che facciano uso di sostanze stupefacenti”. Il pedinamento funziona così: “Raccogliamo tutte le informazioni e compiliamo una sorta di scheda tecnica”. Poi si va sulle tracce del ragazzo: “Esistono apparecchiature incredibili per captare tutto quello che si dice”.

I software.
Anche Italo Scalas è un investigatore privato e dai genitori ha ricevuto spesso queste richieste: “Localizzare i figli, recuperare i messaggi, ascoltare le chiamate oppure risalire a quello che hanno scritto su internet. In sostanza, una maniera moderna di leggere il diario segreto. Non possiamo farlo: ci limitiamo a installare i software cosiddetti spia esclusivamente sui telefoni di proprietà, per localizzarli e recuperarli in caso di furto”. Se poi un genitore regala al figlio lo smartphone con la scheda a suo nome, “la responsabilità non è più nostra”.

Il Dna.
Davide Matta, medico legale che si occupa di responsabilità civile e diritto previdenziale, ne ha sentite tante. “una madre, ad esempio, mi ha chiesto: attraverso un capello posso capire se mio figlio fa uso di droga?”. Ci sono laboratori che si occupano di tossicologia forense: è necessaria una ciocca, però, e il genitore detective è accontentato.